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January 11

STORIA DI SAN'EMIDIO patrono di Ascoli Piceno

La vita

Emidio nacque a Treviri nel 273 da una nobile famiglia pagana. Sui primi anni della sua vita fonti e tradizioni sono assai povere e divergono: le due ipotesi più probabili vedono Emidio dedicato allo studio delle arti liberali oppure arruolato nelle milizie romane.

La sua conversione al Cristianesimo (290?) avvenne grazie alla predicazione dei santi Nazario e Celso: diventò catecumeno, fu battezzato e si dedicò allo studio delle Sacre Scritture. Entrato in conflitto con la famiglia che tentò in tutti i modi di ricondurlo al paganesimo, partì per l'Italia insieme ai tre amici Euplo, Germano e Valentino (cui viene attribuita la prima agiografia del santo). Giunto a Milano fu consacrato sacerdote (296?) dal vescovo Materno e stette per tre anni all'oratorio di San Nazario. In questo periodo la sua attività di predicatore fu particolarmente feconda ed ebbe come risultato la conversione di molti dei suoi ascoltatori.

In seguito alla persecuzione di Diocleziano dovette fuggire a Roma dove trovò rifugio presso un certo Graziano. Qui gli vennero attribuite molte guarigioni miracolose (tra cui la figlia paralitica dello stesso Graziano), tanto che il popolo lo credette la reincarnazione del dio Esculapio.

La fama del sacerdote ben presto destò l'interesse di papa Marcellino (secondo un'altra versione si trattò invece del suo successore Papa Marcello I ma le date non sembrano corrispondere) che ordinò Emidio vescovo di Ascoli ed Euplo diacono e affidò loro la difficile missione di diffondere il cristianesimo nell'importante centro Piceno (ancora quasi completamente pagano).

Durante la strada Emidio si fermò ad evangelizzare i centri di Pitino, L'Aquila e Teramo ed infine giunse ad Ascoli (300?).

Ad Ascoli era prefetto Polimio, autore di dure repressioni contro i cristiani, che ordinò subito a Emidio di non predicare la buona novella, ordine che fu completamente ignorato. Anche ad Ascoli Emidio si prodigò nella guarigione dei malati, cosa che gli consentì di convertire un gran numero di Ascolani. Polimio lo credette la reincarnazione del dio Esculapio, e gli chiese di offrire sacrifici agli dei, promettendogli in matrimonio Polisia, sua figlia. Il Santo non solo rifiutò di offrire agli dei, ma addirittura convertì Polisia alla fede cristiana e la battezzò nelle acque del fiume Tronto.
Polimio avvertito di questo, ordinò l'arresto di Emidio e lo condannò alla pena capitale. Il vescovo non si nascose e fu decapitato (
303 o secondo un'altra tradizione 309), mentre Polisia, fatta ricercare dal padre, fuggì sul monte Ascensione e scomparve in un crepaccio (nei pressi del quale in seguito nacque il paese di Polesio).

I miracoli e le credenze popolari

Oltre alle più volte citate capacità di guarigione, la tradizione popolare e cattolica tende ad attribuire a sant'Emidio una serie di miracoli isolati.

  • Sicuramente il più famoso è il miracolo del terremoto di cui esistono diverse versioni:
    • ancora nella città di Treviri, Emidio fu condotto con la forza, dalla sua famiglia, all'interno di un tempio pagano per rinnegare la sua fede cristiana, ma un improvviso terremoto distrusse il tempio;
    • secondo un'altra versione questo miracolo avvenne ad Ascoli, quando Polimio volle costringere Emidio a sacrificare agli dei;
    • una terza versione (quella più diffusa nella credenza popolare) invece vuole che Emidio appena arrivato ad Ascoli, toccasse le mura della città e subito tutti e soli i templi pagani crollassero in conseguenza di un violentissimo terremoto;
  • appena giunto a Roma, Graziano che ospitava il santo, saputo che questi si occupava dell'arte medica, gli chiese di curare la sua figlia paralitica. Emidio pose come condizione la conversione di tutta la famiglia, cosa che subito avvenne e la ragazza fu guarita.
  • sempre a Roma, Emidio fu portato nell'Isola Tiberina dove sorgeva un tempio di Esculapio; secondo la tradizione Emidio guarì più di mille malati, distrusse l'altare pagano e convertì quasi tutti i presenti (anche gli stessi sacerdoti pagani, seppur in un secondo tempo).
  • Emidio si trovava ad Ascoli, nei pressi di Porta Solestà. Un gran numero di fedeli era accorso, molti dei quali volevano essere battezzati (tra di essi vi era anche Polisia). Per evitare che tanta gente dovesse recarsi fino alle sponde del fiume Tronto, Emidio chiese un nuovo miracolo a Dio. Si avvicinò ad un sasso, si inginocchiò e pregò; da quel sasso uscì un fiotto d'acqua con la quale furono battezzate migliaia di persone. Si tratta dell'antichissima "fonte di S. Emidio", più volte trasformata nei secoli e che oggi si presenta come un elegante lavatoio cinquecentesco a cinque arcate, con resti di strutture risalenti al XII secolo.
  • Dopo la sua decapitazione Emidio, tra lo stupore generale, invece di stramazzare al suolo, raccolse il proprio capo e camminò fino al monte ove aveva costruito un oratorio dove morì. Secondo un'altra tradizione, Emidio non si limitò ad adagiarsi per terra, ma al suo arrivo la terrà si dilatò consentendo al Santo di seppellirsi da solo.

Culto

La sua festa per la Chiesa cattolica è il 5 agosto. Sant'Emidio è patrono di Ascoli Piceno e co-patrono di Castel Bolognese.
Le spoglie del Santo sono conservate nella cripta sotterranea del Duomo di Ascoli detta
Cripta di Sant'Emidio, mentre il tempietto di Sant'Emidio Rosso ricorda il luogo dell'esecuzione.

Al culto emidiano è strettamente associato quello minore di santa Polisia (o Polesia) figlia del prefetto romano Polimio, che abbracciò la fede cristiana dopo aver ascoltato la predicazione di Sant'Emidio.

Nel 1703 la città di Ascoli fu risparmiata dal violento sisma delle Marche. La cittadinanza ne attribuì il merito a Sant'Emidio e in segno di gratitudine, eresse nel 1717 il tempio di Sant'Emidio alle Grotte, che fu il primo luogo della sua sepoltura. La piccola chiesa custodisce al suo interno la grotta dove, secondo la tradizione, fu rinvenuta la tomba ricoperta dal basilico.

LA QUINTANA AD ASCOLI PICENO

Agosto - Ascoli Piceno (AP)

 

Siamo al finire del secolo XIV, verso il 1378. Ci sono i Cavalier Giostranti, i Sestrieri, il Magnifico Messere, Nobili, Maestranze, Dame.

Un tuffo deciso nel passato, una rievocazione storica che ha raggiunto valenza nazionale.

E' appunto dal 1378 circa, in un contesto che esalta lo spirito guerresco-militare, che si iniziano ad avere notizie certe de La Giostra della Quintana di Ascoli Piceno. Che è per l'appunto chiamata giostra e non torneo, poichè le giostre - anche quando consistevano in finti combattimenti - erano incruente (Muratori "Dissertazione XXIX nelle Antichità Italiane").

L'etimologia della parola è ancora incerta: c'è chi lo vuole derivante dal francese (quintane), chi dal latino (quintus), chi invece vede il nome quintana dato al fantoccio, il simulacro usato nelle esercitazioni.

La Giostra della Quintana è una gara di abilità e destrezza che vede come partecipanti sei cavalieri, ognuno facente parte di un sestiere cittadino, che si mettono alla prova per la conquista del palio. Il Sestiere, in antichità, indicava l'odierno quartiere di una città; quelli che partecipano, come abbiamo detto, sono sei e nel particolare sono: Piazzarola, Porta Maggiore, Porta Romana, Porta Solestà, Porta Tufilla, Sant'Emidio.

PIAZZAROLA
Sorge nella parte più alta della città, raggiungibile attraverso le viuzze che conducono alla chiesa di Sant'Angelo Magno. Al suo interno racchiude l'area dell'Annunziata e la fortezza edificata da Papa Pio IV a memoria del potere papale. Il simbolo del Sestiere è l'aquila su fondo.
 
PORTAMAGGIORE
La porta da cui deriva il nome, oggi, non è piè visibile, era stata costruita da Antonio Giosafatti alla fine della seconda metà del Cinquecento.  Nei pressi si trova il Campo dei Giochi, racchiuso dalla Fortezza Galeotto Malatesta.  Il simbolo è una porta con due leoni, con fondo nero e verde.
 
PORTA ROMANA
Rappresenta quell'area che meglio custodisce i  nuclei medievali.  Vi fanno parte via dei Soderini con il Palazzetto detto dei Longobardi, e la Torre degli Ercolani.  Vi si trovano anche i resti dell'antico Teatro Romano. Il simbolo è Porta Gemina,  su fondo rosso e blu
 
PORTA SOLESTà
Ha inizio oltre il ponte in un borgo giù abitato in epoca romana.  Vi fanno parte il Tempietto di Sant'Emidio Rosso, il lavatoio del 500, la cui acqua si dice sia opera del Santo, e l'antica S. Maria in Solestano.  Il simbolo è il Ponte Romano con la sua Porta ed il Sole; i colori l'azzurro ed il giallo.
 
PORTA TUFILLA
Questo Sestiere viene rappresentato con l'omonima porta risalente al 500 ad opera di Carlo Merli.  Include anche S. Maria Intervineas, Campo Parignano e la zona di S. Emidio alle Grotte.  Il simbolo è Porta Tufilla, su fondo rosso e nero.
 
S.EMIDIO
Vi fanno parte le principali piazze della città: Piazza Arringo e Piazza del Popolo con i portici del Cinquecento.  Vi è compresa anche la Chiesa di S. Francesco, iniziata dopo il 1215, quando si dice che il Santo sia giunto in città.  Il simbolo un grifone su fondo rosso e verde.

L'oggetto della contesa è il Palio. Il Palio è un drappo pregiatissimo, in genere di tela, dipinto da famosi artisti, con acrili, colori ad olio, ecc. Il Palio andrà al sestiere vincente e questi lo porterà dapprima nelle sedi del sestiere e successivamente riportato ad ogni giostra, durante la sfilata. E' quindi possibile, facendo attenzione, sapere dalla sfilata quante giostre ha vinto fino ad oggi ogni sestiere. Il primo Palio dei 41 creati fino ad oggi risale al 1955 ed è stato realizzato da Giuseppe Rosati.

Hanno molta rilevanza nella giostra i castelli, che da sempre fanno da cintura difensiva alla città di Ascoli Piceno: Acquasanta Terme, Arquata, Castorano, Folignano, Patrignone, Porchia e Ripa Berarda. Negli antichi statuti il loro ruolo era quello di partecipare alla Quintana offrendo un Palio; attualmente la loro partecipazione non è obbligata in questo senso, quanto ad un legame dato dalla valorizzazione di un torneo marchigiano.

E dopo una "spolverata" sul cos'è la Quintana e del cosa rappresenta, entriamo nel vivo di questa rievocazione che ogni prima domenica di agosto ci fa rimanere a bocca aperta.

La Quintana inizia con il Corteo Storico che vede sfilare figuranti di nobili, dame e cavalieri in grandi vestiti d'epoca confezionati con velluti, damaschi, merletti, corazze di rame, argento e bronzo. Il corteo è accompagnato da un rullare di tamburi e dagli squilli delle trombe. Ecco che si vede avvicinare il Sindaco (si, il Sindaco in carica di Ascoli) con un rigoroso ed elegante costume: egli è il Magnifico Messere.

 

Ogni sestiere ha nel proprio gruppo in ordine un console seguito dalle nobiltà del rione, dai nobili, dalle corporazioni di mestieri, prestanti, cavalieri, armigeri, alfieri vessilliferi, capitani del popolo e, all'accompagno, un gruppo di tamburini. Poi, circondata da paggetti, la Dama, ovvero la Signora del Sestiere, scelta fra le più belle del rione, seguita dalle damigelle.

Arriva poi il personaggio più acclamato: il Cavalier giostrante, colui che si batterà contro il Saraceno (il fantoccio simulacro del nemico) per la conquista del Palio.

 

Di molta importanza e rilevanza sono gli Sbandieratori. Questi sfilano in seno alle rappresentanze dei loro sestieri e i drappi delle loro bandiere richiamano i colori e i simboli degli stessi. Gli Sbandieratori - di cui alcuni hanno anche vinto non per nulla le Olimpiadi della bandiera - scagliano in aria le bandiere con lanci sorprendenti e secondo mosse, movimenti e coreografie che sono il frutto di uno studio effettuato per tutto l'anno precedente.

Facendo un passo indietro, occorre parlare della Benedizione dei Ceri, per spiegare l'ordine di partenza dei Cavalier giostranti. Sul Sagrato della Cattedrale infatti vengono estratti a sorte l'ordine dei Cavalieri. Il Vescovo, sempre durante la serata, benedirà i cavalieri giostranti e il Magnifico Messere da le "Grida" , ovvero i comandi in volgare.

I Valletti della Quintana offrono dei ceri, secondo l'antica tradizione, che verranno bruciati sulla tomba del Santo patrono di Ascoli, S. Emidio da Treviri.

La cerimonia della sera antecedente si conclude con la lettura del bando, che altro non è che la sfida vera e propria, che viene lanciata dal banditore a tutti i sestieri. Anche questa è "gridata" nella lingua volgare.

 
 

Eravamo arrivati alla gara vera e propria. I sei cavalier giostranti dovranno compiere una gara molto estenuante, con un percorso ad "8" dalle curve molto strette, stando attenti a non uscire dalla delimitazione segnata da delle siepi mobili: anche un piccolo spostamento vorrebbe dire penalità per il cavaliere. Il tutto, come detto, finalizzato a colpire il Saraceno (o Moro).

Al termine del torneo, il corteo si ricompone e dopo il gruppo comunale si va a posizionare il sestiere che ha vinto. Nell'ordine di classifica seguono poi gli altri sestieri.

Gli sbandieratori del sestiere vincente lanciano in coreografiche mosse le bandiere in aria di modo che, anche chi non ha potuto assistere alla gara, può conoscere immediatamente il vincitore della Quintana.

Il corteo storico si scioglie davanti al quartiere cittadino che ha vinto, ove inizieranno i festeggiamenti con danze, canti e banchetti fino alle prime ore dell'alba.

Come ogni gara vuole, si può immaginare anche che negli altri sestieri non si dorme...

Commenti, discussioni sul perchè non si è riusciti a vincere daranno vita ad un acceso senso di rivincita che verrà covato per tutto un anno, fino alla prossima Quintana.

La Giostra della Quintana di Ascoli Piceno è senz'altro un segno folkloristico che nulla invidia ad altre rievocazioni storiche. Più di 1400 cittadini in costume quattrocentesco danno vita a cortei, gare, feste, restituiscono l'esistenza medievale ad una Ascoli Piceno che, grazie alla Quintana, rivive l'atmosfera particolare dei tempi antichi.

 

December 15

DESCRIZIONE E TARIFFE CASA CRISTINA

 
DESCRIZIONE CASA CRISTINA
Casa Cristina è un delizioso palazzetto del '400, finemente ed elegantemente ristrutturato, situato in pieno centro storico medievale, nei vicinissimi Corso Mazzini e Corso Vittorio Emanuele (dove è facilissimo parcheggiare).
La vicina Piazza Arringo ospita il Duomo di S.Emidio, i più importanti musei civici e il Centro d'Informazioni mentre Piazza del Popolo, storico salotto cittadino, con il suo ristrutturato Palazzo dei Capitani, è sede del Comune e di convegni/congressi nazionali e del famoso Caffè Meletti. La Stazione ferroviaria e le varie fermate di autobus sono a portata di mano.
Casa Cristina dispone di ampio soggiorno, sala, cucina, 3 camere-5 posti letto,serviti da 2 bagni, uno con antibagno e doccia ed uno con vasca . Terrazzo e mansarda.
Ogni stanza ha in dotazione un televisore.

 

Tariffe:

Prezzi a persona MIN = 35 MAX = 45
Prezzi Doppia MIN = 70 MAX = 90
Prezzi Settimana MIN = 280
Note: bambini sotto i 3 anni gratis. Bambini sotto i 12 anni 25 euro. sconti a famiglie o gruppi di amici.

Contatti: Indirizzo: Via Alamanni 3
Città, provincia e CAP: Ascoli Piceno (AP) - 63100
Telefono: 3283879516
Fax: 073641355

BUON NATALE

BUONE FESTE DA CASA CRISTINA
 
 

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